Sandalo sostenne che uno degli assassini di Calabresi non fosse Bompressi ma il latitante Giovanni Stefan detto «Ciuf-Ciuf», condannato e poi prescritto per l'omicidio di Enrico Pedenovi. Chi doveva celebrare il giudizio, Carlo Biotti, lo ha inquinato con i meschini calcoli di un carrierismo senile. Essendo state distrutte (nel caso dell'automobile, risultata demolita), o mai recuperate (l'arma del delitto) numerose prove, l'unica prova – non indiziaria – del processo fu costituita dalla testimonianza accusatoria e autoaccusatoria di Leonardo Marino. Usufruendo di sconti di pena regolari (legge Gozzini e liberazione anticipata), Sofri è stato scarcerato ufficialmente nel 2012, dopo aver scontato 15 anni su 22, 9 in carcere e il resto in altri regimi. Graziella Martone credette di riconoscere in Nardi l'uomo dell'ombrello, solo la pronuncia gli appare leggermente diversa: Marion Inge Mayer affermò che la corporatura, le mani e i capelli sono identici a quelli dell'uomo che sparò a Calabresi[22]. Percorso di lettura del libro: L'assassinio di Calabresi nuovo tragico evento della strategia della tensione e della provocazione, 1973, bomba tra la folla Strage davanti alla questura, Al processo Calabresi il mistero dell'identikit, L'anarchico Bertoli: "Perché feci strage", In morte di un commissario. Queste dichiarazioni non furono ritenute attendibili dalla magistratura, quando respinse la nuova istanza di revisione nel 2005[55], poiché Casimirri avrebbe negato ed era irreperibile (trovandosi in Nicaragua) e anche Savasta negò di aver detto alla Libera, sua ex compagna, che Morucci era il killer di Calabresi, ma ne parlò comunque col procuratore Antonio Marini. Leonardo Marino incappò in numerose altre contraddizioni su fatti e circostanze di rilievo. Speriamo che le sue parole non giungano mai all'orecchio di Ocalan, cui farebbero sicuramente girare le scatole»[145]. L'indagine delle Brigate Rosse confermava nell'impianto generale ciò che fu accertato solo anni dopo[54]. 280), cioè nessuna delle fattispecie previste dall'ordinamento italiano quali mezzi di contrasto del terrorismo politico-ideologico, introdotte con le leggi speciali nel periodo 1977-1980[101]. Discussione intensa ieri sera al gruppo di lettura della Biblioteca di Cologno Monzese a proposito del libro di Mario Calabresi, Spingendo la notte più in là (Mondadori). Dopo la confessione il «salto» economico, Omicidio Calabresi a giudizio Sofri e altri quattro ex Lc, Il progetto di riforma dell'ordinamento giudiziario e le "sentenze suicide". Dopo una lunga e contrastata vicenda giudiziaria, la magistratura ritenne attendibile la confessione di Marino (di fatto la prova principale) e condannò Bompressi, Sofri e Pietrostefani a 22 anni di carcere con sentenza definitiva. O più precisamente non lo reputo provato. Secondo il perito del Tribunale di Milano, Renato Evola, uno degli identikit – da lui eseguiti nel 1989, rivedendo in parte quelli dell'epoca – del killer di Calabresi era molto simile alle fattezze del citato Bertoli, terrorista probabilmente infiltrato tra gli anarchici e autore della strage della Questura, il quale si trovava però in Israele nel 1972. Tali attentati ebbero uno scopo punitivo e ammonitivo al contempo, e le indagini nei confronti degli autori degli attentati risultarono particolarmente difficili[1]. Novità e promozioni libri. Nel 1976, Nardi, trasferitosi in Spagna, morì in un sospetto incidente d'auto avvenuto nell'isola di Maiorca, prima che si chiarisse la sua posizione[37]. Particolarmente rilevante, nelle tesi di chi nega o dubita della responsabilità di Sofri e Pietrostefani, fu l'iniziale affermazione della presenza di Pietrostefani nel colloquio che sarebbe avvenuto al termine di un comizio pisano tenuto da Sofri il 13 maggio 1972, incontro svoltosi tra lo stesso Sofri, Marino e Pietrostefani[75]. Sofri è stato posto in semilibertà nel 2005, e in seguito a una grave malattia, la pena è stata differita e poi scontata in clinica e nella sua casa pisana in regime di detenzione domiciliare. I tre condannati presentarono istanza di revisione presso la Corte d'appello di Milano, bocciata nel 1998[108] dopo il parere negativo della Procura[109]. [...] Dunque la via per superare queste dolorose e sofferte vicende della nostra storia può essere trovata, ma certo richiede una visione unitaria di quella realtà, una volontà politica determinata e capace di raccogliere il consenso indispensabile.». In pratica, il colonnello arrivò prima che Marino rivelasse il suo diretto coinvolgimento in tale caso[89]. Anche Morucci negò le accuse, definendole come parte delle «leggende metropolitane» diffuse su di lui, ma querelò Casimirri[56][57]. La decisione di ritenere l'appello altrui impeditivo del passaggio in giudicato della condanna anche nei confronti del non appellante Sofri (per effetto espansivo) non era scontata: segnò anzi un precedente inedito in giurisprudenza[32]. Dal 6 giugno 2011 ha condotto in prima serata su Rai 3 Hotel Patria. Secondo alcune testimonianze il killer di Calabresi era un uomo giovane e alto a volto scoperto, che dopo aver sparato riattraversò la strada e salì su una Fiat 125 blu che si dileguò nel traffico, e di cui uno dei testimoni prese la targa. Un’orazione civile per ricordare le vittime del terrorismo. Per questo, per non rinunciare a tale fiducia senza la quale morrebbe ogni possibilità di convivenza civile, noi formuliamo a nostra volta un atto di ricusazione. Il caso restò però emblematico per la giurisprudenza ma anche molto criticato dalla dottrina[50][85][125], per essere diventato un caso importante di una condanna irrogata sulla sola prova rappresentata da una chiamata in correità o in reità, non corroborata da altre prove (specialmente verso la persona di Sofri) ma solo da indizi, e in presenza inoltre di numerose contraddizioni nel resoconto del chiamante in correità[85][118]. Sembra che i documenti e le trascrizioni, per motivi misteriosi, non siano mai pervenuti, o forse siano pervenuti solo parzialmente, agli addetti alle indagini al Tribunale di Milano. La cosa mi parve molto strana, perché mentre ero al lavoro avevo ricevuto una telefonata dal dott. Dopo essere smentito su questo, aggiustò ancora la testimonianza affermando di aver ricevuto l'assenso a casa di Sofri mentre pioveva, in un incontro di trenta secondi con il solo Sofri[50]. [...] Considero terrorismo l'impiego oscuro e indiscriminato della violenza al fine di terrorizzare la parte supposta nemica e guadagnare a sé quella di cui ci si pretende paladini. *I testi di Alessandro, insieme ai report degli altri volontari presenti in Palestina e Israele, Colombia e Albania naturalmente pubblicati anche sul sito di Operazione Colomba. Il PG della Cassazione Vito Monetti, il 4 ottobre 2000, chiese però l'annullamento della sentenza di condanna e l'accoglimento dell'appello dei legali di Pietrostefani, quindi un nuovo appello di revisione (ritenendo «illegittima l'inclusione» di Leonardo Marino tra i coimputati del processo, decisione che «ha impedito che fosse ascoltata come testimone la Bistolfi, compagna di Marino»)[120]; il giorno seguente la Suprema Corte confermò invece il dispositivo, rendendo definitiva anche la decisione del processo di revisione[121]. Sandalo ha sempre sostenuto l'innocenza di Bompressi e Sofri, pur ammettendo che fosse un delitto maturato in Lotta Continua[52][53]. Sofri, Bompressi e Pietrostefani intrapresero uno sciopero della fame di protesta e ci furono manifestazioni di protesta di sostenitori dei tre condannati[107]. Marino affermò di aver incontrato Sofri in anni successivi all'omicidio per metterlo a parte della sua resipiscenza morale, ricevendo dal Sofri uno sbrigativo rifiuto al confronto e velate minacce: venne accertato (circostanza da Marino inizialmente taciuta) che il reale motivo di tali incontri consisteva nella richiesta di prestiti pecuniari al Sofri, prestiti ottenuti e mai restituiti[91]. Quando dico noi, includo anche me. Chiede, per l’ennesima volta, di poter partire con i Corridoi Umanitari. I quattro appartenevano all'epoca dell'omicidio alla formazione extraparlamentare Lotta Continua, della quale Sofri e Pietrostefani erano stati fondatori e che all'epoca erano avversari del commissario Calabresi da loro accusato della morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli dopo la strage di piazza Fontana. Ma se vende frittelle, Il suo nome uscì fuori anche nell'inchiesta sullo stupro ai danni di, Gli accertamenti patrimoniali su Leonardo Marino, pentito del caso Calabresi. L'attentatore urlò: «Morirete tutti come Calabresi e ora uccidetemi come Pinelli»[10]. In seguito Marino, davanti ai magistrati, dopo una lunga serie di colloqui preliminari con i carabinieri, rivelò di aver guidato l'auto usata per l'omicidio, e dichiarò che a sparare al commissario era stato Ovidio Bompressi; aggiunse che i due avevano ricevuto l'ordine di compiere l'omicidio da Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani, allora due dei leader del movimento[63]. In questo colloquio, sollecitato da Marino, questi avrebbe dovuto ottenere conferma della provenienza dal gruppo dirigente nazionale di LC del proposito di uccidere Calabresi[6][61]: «Io avevo chiesto a Pietrostefani garanzie per la mia famiglia nel caso fossero andate male le cose, e volevo rassicurazioni da Sofri. “Passa una vela, spingendo la notte più in là”. Non Fiction: acquista su IBS a 21.20€! Dall'incontro con l'autore alla musica live. Allegra e fatto accomodare, mentre il funzionario stava preparando le fotografie da mostrarmi, gli raccontai l'episodio, anche perché mi aspettavo che mi tornassero a mostrare la fotografia della sera prima. Sempre nel dispositivo di sentenza, D'Ambrosio scrisse: «L'istruttoria lascia tranquillamente ritenere che il commissario Calabresi non era nel suo ufficio al momento della morte di Pinelli»[14]. Esso diceva: «Questo processo lo si deve fare, e questo marine dalla finestra facile dovrà rispondere di tutto. In particolare il movimento extraparlamentare Lotta Continua si distinse per una campagna di stampa attraverso il proprio giornale contro Luigi Calabresi dai toni assai violenti, identificandolo come maggior responsabile della morte di Giuseppe Pinelli[11]: nel 1989 Giampiero Mughini, uno dei direttori responsabili di Lotta Continua, scrisse una lettera aperta al figlio del commissario riconoscendo l'innocenza del padre e gli eccessi accusatori del suo giornale[9]. Marino: “Eravamo una generazione persa, ora sono me stesso”, Sgomento e incredulità per la sentenza di Venezia, Calabresi non era nella stanza quando Pinelli volò dalla finestra, Strage di piazza Fontana azzerati 17 anni di indagini, Sentenza D'Ambrosio del Tribunale civile e Penale di Milano, Camilla Cederna, appello in fondo all'articolo, Corte di Cassazione civile 559/05 del 13/01/2005. La sentenza definì la morte come accidentale, a causa di un malore che provocò uno slancio attivo e «l'improvvisa alterazione del centro di equilibrio»[14]. Secondo il giornalista Giampiero Mughini (per un periodo direttore responsabile del quotidiano) in Lotta Continua molti, compreso Sofri, sapevano che qualcuno all'interno del movimento stava preparando il delitto (che fosse Marino con altri rimasti ignoti, oppure no), ma egli ne sarebbe comunque estraneo per quanto riguarda la realizzazione, ossia non ne fu il mandante come dice la sentenza («Io non reputo che Sofri abbia dato l'ordine di uccidere. – 1998 – Caso Sofri – Grottesco sul Processo Sofri, Gli aggiornamenti da gennaio '98 a ottobre 2000, 43 anni – Piazza Fontana, un libro, un film, Tre ipotesi sulla morte dell'anarchico Pinelli, Cronologia degli anni di piombo e della strategia della tensione, Cronologia delle persone uccise durante gli anni di piombo, Presunti rapporti tra servizi segreti italiani e criminalità, https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Omicidio_Calabresi&oldid=117380929, Sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo, Template Webarchive - collegamenti all'Internet Archive, licenza Creative Commons Attribuzione-Condividi allo stesso modo, Marino descrisse una via di fuga, dopo la consumazione dell'omicidio del commissario Calabresi, diametralmente opposta a quella accertata dagli inquirenti all'epoca dei fatti, Disse che il colore dell'automobile utilizzata per l'agguato era beige mentre essa era incontrovertibilmente blu, Descrive poi Bompressi «con i capelli ossigenati» (per camuffarsi), particolare che non venne notato da nessuna delle persone incontrate dall'attivista nei giorni seguenti, ai comizi di LC, Singolari sono alcune conferme delle sue affermazioni: invitato a descrivere l'appartamento milanese utilizzato come base per la preparazione del delitto, Marino ne diede una descrizione molto particolareggiata (a differenza di altre circostanze del delitto) che trovò pieno riscontro nel successivo sopralluogo investigativo. Il 17 maggio 1972 alle ore 9:15 il commissario Luigi Calabresi fu assassinato a Milano in via Francesco Cherubini, traversa di Corso Vercelli, di fronte al civico nº 6, vicino alla sua abitazione, mentre si avviava alla sua auto per andare in ufficio[9]: il killer attese Calabresi sul marciapiedi fingendo di leggere il giornale, poi tirò fuori la pistola (una rivoltella a canna lunga Smith & Wesson, con proiettili calibro 38)[26] sparando un colpo alla schiena e uno alla testa[9]. La premeditazione (una delle motivazioni per la possibile richiesta di ergastolo o di 30 anni) non è stata considerata aggravante, per i primi due in quanto colpevoli di concorso morale, per Bompressi in quanto agì comunque in concorso[102]. Il terreno, la sede, gli strumenti della giustizia borghese, infatti, sono giustamente del tutto estranei alle nostre esperienze... Il proletariato emetterà il suo verdetto, lo comunicherà e ancora là, nelle piazze e nelle strade, lo renderà esecutivo... Sappiamo che l'eliminazione di un poliziotto non libererà gli sfruttati: ma è questo, sicuramente, un momento e una tappa fondamentale dell'assalto del proletariato contro lo Stato assassino.»[10]. LibraryThing is a cataloging and social networking site for booklovers Nel seguente giudizio di rinvio in appello (1993) Sofri (e tutti i coimputati, Marino compreso) sono stati assolti in base all'articolo 530 comma 2 c.p.p. 11 giugno 2003: la Corte di Strasburgo dichiarò irricevibile la richiesta degli imputati. Luigi Calabresi dichiarò di non essere stato presente nella stanza ove avveniva l'interrogatorio di Pinelli al momento della sua caduta, in quanto chiamato a rapporto dal suo superiore. Tra le nuove prove esaminate vi furono[3]: Il testimone rilasciò una deposizione dettagliata[117]: «La terza sera successiva al fatto [...] verso le 22 circa – ricordo che era dopo cena – anzi che comunque era buio, perché sull'ora esatta non ho memoria certa, mi trovavo nella mia abitazione di Via Cherubini n. 4, assieme al signor Bruno Cucurullo, mio coetaneo e collega di lavoro all'epoca, quando si sono presentati alla porta due uomini che hanno dichiarato di essere agenti di Polizia. Le Brigate Rosse condussero anch'esse un'indagine sull'omicidio Calabresi, riassunta in otto pagine ciclostilate, presenti tra il materiale trovato il 15 ottobre 1974 nel loro covo a Robbiano di Mediglia. Compra Libro Spingendo la notte più in là di Calabresi Mario edito da Mondadori nella collana Strade blu non fiction su Librerie Università Cattolica del Sacro Cuore La confessione di Marino e l'attendibilità che gli fu riconosciuta dalla magistratura furono oggetto di critiche sia da parte della difesa di Bompressi, Pietrostefani e Sofri, sia da parte di un movimento di opinione, legato all'area intellettuale e politica cui appartenevano gli accusati dell'omicidio: tra i suoi esponenti vi erano giornalisti come Enrico Deaglio e Gad Lerner, politici come Marco Boato e Luigi Manconi[67]. Nove giorni dopo fu riesumato in Spagna il corpo di Nardi e in pochi giorni ne fu confermata l'identità[44]. Il terzo figlio, Luigi, nascerà pochi mesi dopo la sua morte. Vuoi mangiare in libreria? Il 9 gennaio 2009, in un'intervista al Corriere della Sera, pur ribadendo la sua innocenza nel delitto di concorso morale in omicidio, Adriano Sofri (poco prima dell'estinzione della pena, avvenuta tre anni dopo) si è assunto la corresponsabilità morale dell'omicidio, per aver scritto, ad esempio, «Calabresi sarai suicidato» e per aver rifiutato all'epoca di deplorare il delitto[153]. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 2007, ISBN 978-88-04-58044-7. Tra i primi contattati vi furono Claudio Martelli, Giuliano Ferrara e Gad Lerner[66]. Mario Calabresi, oggi giornalista di "Repubblica", racconta la storia e le storie di quanti sono rimasti fuori dalla memoria degli anni di piombo, l'esistenza delle "altre" vittime del terrorismo, dei figli e delle mogli di chi è morto: c'è chi non ha avuto più la forza di ripartire, di sopportare la disattenzione pubblica, l'oblio collettivo; e c'è chi non ha mai smesso di lottare perché fosse rispettata la memoria e per non farsi inghiottire dai rimorsi. Vuoi ricevere informazioni su i tuoi prodotti preferiti? La confessione di Marino fu messa in discussione da una buona parte dell'opinione pubblica anche a causa del suo stile di vita[67] poiché, dopo lo scioglimento di LC, si era ritirato vendendo frittelle in un baracchino ambulante, mentre Sofri iniziò a collaborare con i principali quotidiani italiani; Pietrostefani era dirigente di un'azienda di Stato, Bompressi era impiegato in una libreria[10]. Sofri, prima dell'inizio del giudizio di legittimità, intraprese uno sciopero della fame per protestare contro lo spostamento del giudizio dalla prima sezione, quella di Corrado Carnevale (soprannominato «l'ammazzasentenze» per la sua propensione ad annullare le condanne per minimi vizi di forma, e quindi ritenuto più favorevole), alla sesta. Storia della mia famiglia e di altre vittime del terrorismo, "Le calunnie, ripetute con insistenza, sono capaci di costruire una biografia." Scopri l'appuntamento più vicino a te! «Il processo che doveva far luce sulla morte di Giuseppe Pinelli si è arrestato davanti alla bara del ferroviere ucciso senza colpa. Provo qui a sintetizzare alcune delle mie impressioni di lettura. Su Calabresi vengono diffuse notizie completamente false e inventate. Per chi come me è nato negli anni '90, il periodo storico narrato nel libro risulta essere composto da anni su cui si sa poco nulla. Solo negli anni di piombo, con le leggi speciali, si era difatti assistito a processi simili[85] che spesso in altri tempi trovano l'opposizione delle corti giudicanti e degli inquirenti anche nei processi per mafia, se il pentito non è perfettamente credibile. Particolarmente pesante fu un articolo, anonimo, ma non a firma di Adriano Sofri, direttore del quotidiano. Lo stesso giorno il quotidiano ripubblicò l'articolo scritto dopo la morte di Pinelli e una breve biografia di Calabresi, dove si ricordavano i suoi esordi come pubblicista, si ipotizzava che fosse stato addestrato dalla CIA, lo si accusava di essere tra gli organizzatori della strage di piazza Fontana, ideata (secondo il quotidiano) per accusare gli anarchici e, se si fosse riuscito, anche Giangiacomo Feltrinelli. Secondo uno dei leader di Potere Operaio e Autonomia Operaia, Oreste Scalzone, il possibile mandante e organizzatore poteva essere invece il defunto fondatore dei Gruppi d'Azione Partigiana, l'editore Giangiacomo Feltrinelli, e non Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani. Considerazioni in margine al processo Sofri, La prima vittima - Storia di Luigi Calabresi, Scheda di Luigi Calabresi sul sito della Associazione Italiana Vittime del Terrorismo, Lettera aperta a L'Espresso sul caso Pinelli, Nucleo Speciale Antiterrorismo dei Carabinieri, convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, 73ª seduta della Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, 29ª seduta della Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi, Uno degli identikit disegnati confrontate con le foto dei primi sospetti, Dossier Calabresi – 1972 – La pista Nardi, Relazione n. 5 sui documenti di Robbiano della Commissione Stragi, L'ombra dei depistaggi sul processo Rostagno, Pareri giuridici. Lasciò la moglie Gemma Capra, incinta, e due figli: Mario (che diventerà noto giornalista e scrittore e che ha raccontato la storia della sua famiglia nel libro Spingendo la notte più in là) e Paolo. Ma chi potrebbe non provare lo stesso rimpianto e rimorso? Sedici anni dopo i fatti, nel luglio 1988, il caso si riaprì: Leonardo Marino, ex militante di LC, aveva volontariamente confessato di aver partecipato all'agguato contro il commissario, indicando in Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani i mandanti dell'azione, in Ovidio Bompressi l'esecutore materiale, in se stesso l'autista della Fiat 125[10]. Lo stesso Sandalo, che aveva parlato del sosia di Nardi, disse poi nel 1990 e poi nel 2005 che «un giorno a casa di Sergio Martinelli fu ospitato il commando che aveva appena gambizzato un ingegnere della Philco. È palese l'intenzione dello scrittore di fare chiarezza senza ricorrere a sentimentalismi, faziosità o rancore, anzi con il proposito di restituire all'intera opinione pubblica determinate conoscenze storico-sociali dal momento che esse non appartengono solo alle "vittime del terrorismo" ma a tutti i cittadini consapevoli del valore della memoria. Le incongruenze di Marino deriverebbero dall'aver costruito uno scenario alternativo dopo la decisione di confessare, incolpando Sofri anziché Feltrinelli. Tutti gli imputati sono stati condannati per il reato di concorso in omicidio (in base all'articolo 575 del codice penale italiano che stabilisce la pena della «reclusione non inferiore ad anni ventuno» per omicidio doloso e all'articolo 71 sul concorso di reati, che stabilisce come pena massima i 30 anni)[102]. Le indagini seguite all'omicidio non produssero riscontri se non dopo molti anni, grazie alla confessione di Leonardo Marino[33]. L'esplosione uccise 4 persone e ne ferì 52, ma non colpì il Ministro indicato come probabile obiettivo, già allontanatosi dal cortile. SPINGENDO LA NOTTE PIÙ IN LÀ Abu Zahra racconta della fuga dalla Siria, quando le bambine erano ancora piccole, e dell’effetto che fa vederle crescere in un campo profughi. Solo col procuratore Marino decise di rivelare tutto[90]. Difatti quest'ultimo, benché assai noto agli uffici di polizia pisani, non fu mai menzionato in questi verbali, mentre lo erano militanti di minor peso, quali proprio lo stesso Marino. Il commento fu: «E pensare che è tutta colpa di quella carogna di Camilla Cederna che col suo libro su Pinelli e contro Calabresi, tra l'altro, ha guadagnato decine di milioni»[9][22]. La testimonianza di Luciano Gnappi, resa nel 1997, all'epoca ignorato da Antonino Allegra o da una persona che si spacciò per lui, 27 maggio 1999: la Cassazione annullò l'ordinanza delle Corte d'appello di Brescia rinviando alla. Pagina 1/1 Di lì a poco il nostro paese scivolerà in uno dei suoi periodi più bui, i cosiddetti "anni di piombo", "la notte della Repubblica". Ma lui sapeva già tutto, gli bastò un attimo per darmi la conferma. In questo senso in Italia un terrorismo c'è stato, e ha trovato in Lotta Continua, nella manciata d'anni in cui volle esistere, fra molti errori e fraintendimenti e cattive azioni, un’opposizione decisa ed efficace.». “Spingendo la notte più in là” di Mario Calabresi è un libro che va a toccare un nervo scoperto della storia italiana ed è un libro semplice carico di rabbia ma anche di amore, coraggio e speranza. Varie voci dalla sinistra politica presero a bersaglio il commissario Luigi Calabresi che era noto, per compiti di ufficio, per essere spesso inviato a sorvegliare le manifestazioni dell'estrema sinistra, nonché per essere sostenitore della pista anarchica[15]. Allegra ebbe una reazione che mi congelò, perché fece finta di non sentire. È la mattina del 17 maggio 1972 quando spararono al commissario Luigi Calabresi cambiando la vita di una famiglia e facendo sprofondare l’Italia negli “anni di piombo”. Ma queste considerazioni non possono assolutamente indurci a deplorare l'uccisione di Calabresi, un atto in cui gli sfruttati riconoscono la propria volontà di giustizia.». Quando Calabresi fu freddato di fronte alla sua abitazione, la giornalista si trovò al centro di dure contestazioni iniziate con il commento accusatorio del prefetto Libero Mazza ai giornalisti radunati, tra cui la stessa Cederna, all'ospedale San Carlo mentre all'interno veniva composto il cadavere del commissario. Il 17 maggio 1973, ad un anno dall'assassinio, durante l'inaugurazione di un busto commemorativo in memoria del commissario nel cortile della questura di via Fatebenefratelli di Milano – cerimonia cui parteciparono il prefetto Libero Mazza, il sindaco Aldo Aniasi e il Ministro dell'Interno Mariano Rumor – Gianfranco Bertoli, persona dall'ideologia confusa ma dichiaratosi anarchico individualista stirneriano, lanciò una bomba a mano tra i partecipanti alla commemorazione. In quel caso Scalfaro firmò il provvedimento, configuratosi nell'opinione pubblica come un super-giudizio di innocenza,[senza fonte] pochi giorni dopo la condanna definitiva, dopo richiesta presentata dalla famiglia dell'imputato. Sicuramente “Pietro” era più propenso a passare alla lotta armata. Per Marino è giocoforza attribuirle a Sofri: e con ciò il ruolo di Sofri cambia repentinamente da quello di ispiratore a quello di direttore esecutivo[6]. Essendo morto prima di lui mentre sabotava con dell'esplosivo un traliccio di Segrate (il corpo fu ritrovato proprio dagli uomini di Calabresi durante le indagini sul traffico d'armi)[10], sempre secondo l'ex leader degli Autonomi il piano sarebbe stato realizzato da un «circolo esclusivo», composto anche da militanti stranieri legato ai GAP (ma non direttamente dai GAP stessi), con ramificazioni nella sinistra extraparlamentare compresa Lotta Continua, anche se esclude che Sofri c'entrasse qualcosa[22]. Marino descrisse in maniera abbastanza dettagliata, ma secondo diverse fonti in modo impreciso su alcuni dettagli importanti[64], i particolari dell'attentato: ad ogni modo, secondo la ricostruzione da lui fornita alla magistratura, il delitto fu accuratamente preparato; le armi furono prelevate da un deposito il giorno 14 maggio, la macchina fu rubata nella notte del 15 maggio, il delitto fu eseguito il 17 maggio[13][65]. Calabresi, nella campagna di calunnie e isolamento, trovò conforto nella fede, tanto da dichiarare: «Se non fossi cristiano, se non credessi in Dio, non so come potrei resistere...»[11]. Il 12 dicembre 1969 aveva avuto luogo la strage di piazza Fontana: una bomba, di matrice neofascista (come si accerterà), posta nella sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura di quella piazza del centro di Milano aveva provocato la morte di diciassette persone e il ferimento di ottantotto. [non chiaro] Cambiò quindi versione affermando che l'incontro sarebbe avvenuto sotto la pioggia il 13 maggio, sostenendo poi di non aver parlato bene con Sofri del delitto, ma di aver avuto solo l'assenso, dopo un comizio, camminando in un giorno di pioggia. Fu un atto terribile: e nato in un contesto di parole e pensieri violenti ereditati, e ravvivati, che ammettevano, per esaltazione o per rassegnazione, l'omicidio politico, come nel giudizio dell'indomani, quello sì scritto da me. TRAVAGLIO: IL COMMISSARIO CALABRESI UCCISO DUE VOLTE. Anche un'altra ex BR, Emilia Libera, ha sostenuto l'opinione di Etro, parlando di «notizia che circolava nell'ambiente brigatista» ed ha sostenuto di averla appresa, nel 1977, da Antonio Savasta, anch'egli brigatista proveniente da Potere Operaio. Mancarono riscontri a queste parole, ma dopo la confessione le finanze di Marino salirono comunque notevolmente, secondo un accertamento patrimoniale, tale da permettergli spese superiori a 200 milioni di lire, tali da comprare veicoli da lavoro e appartamenti per i figli[93].

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